Irlanda, una magica avventura 🍀

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Ho sentito dire che una delle caratteristiche di un buon viaggiatore è quella di sapere già la futura meta mentre si è di ritorno da un viaggio. Ecco, proprio quello che capitò a me mentre ero di ritorno da Malta e ammiravo il Mediterraneo dal finestrino dell’aereo. La parola che mi rimbalzava nella mente per tutto il volo di ritorno era “Irlanda”, la verde Irlanda, l’isola di smeraldo. Proseguirono circa tre mesi di studio approfondito sulla storia, le culture e le tradizioni del popolo irlandese. Le mie ricerche su Google, YouTube e Maps erano ormai strettamente legate alla parola Irlanda. Mentre organizzavo l’itinerario già immaginavo il mio primo viaggio “on the road” tra le verdi e sconfinate stradine di campagna, lungo le imponenti scogliere a picco sul mare, tra saluti e foto ad animali liberi di pascolare, alla mia prima e vera esperienza quasi wild con il montaggio della tenda e la convivenza notturna con i sacchi a pelo. L’emozione era già tanta ancor prima di partire!

Finalmente si parte

Napoli, 25 Luglio 2019, ci sono circa 35°C, ma nella piccola sala di attesa, stretti come sardine e con condizionatori k.o. se ne percepiscono più di 40°C. La pazienza di mia moglie ha già raggiunto il limite. Per fortuna l’aereo decolla con soli 30min di ritardo. Finalmente si parte! Dopo circa 3h e 30min di volo mettiamo piede sul suolo irlandese, temperatura gradevolissima, appena 18°C, cielo leggermente grigio, ma cosa importantissima: NON PIOVE!!! Può sembrare strano, lo fu anche per noi in quei 10 giorni sotto i cieli d’Irlanda, ma di pioggia ne abbiamo davvero un vago ricordo. Prima tappa Dublino

DUBLINO

Dopo circa mezz’ora raggiungiamo il centro di Dublino grazie all’ottima e vasta scelta di mezzi pubblici che collegano l’aeroporto alla capitale della Repubblica d’Irlanda. Valigie in albergo e subito a tuffarci tra la gente del posto, alla ricerca delle strade, dei pub, dei parchi e dei monumenti più noti, ma anche alla scoperta di posti meno turistici e affollati per goderci tutto, ogni piccolo angolo. Ovviamente non poteva mancare la visita e la foto di rito al famosissimo pub The Temple Bar.

The Temple Bar

Passeggiando lungo la vivacissima Grafton Street non si può non notare il senso di appartenenza e l’attaccamento degli irlandesi alla loro nazione; bandiere tricolori che si affacciano in strada e accompagnano i turisti nella loro visita; a questo si uniscono simpatici e bravi giovani musicisti che con musiche popolari e tradizionali rendono l’atmosfera ancora più irish (stessa sensazione vissuta a Galway di cui parlerò più avanti). Alla fine di Grafton Street troviamo il verdissimo St Stephen’s Green, un parco pubblico molto curato e ordinato dove potersi rilassare e ricaricare le energie per raggiungere altri bei posti in città come ‘Ha Penny Bridge, O’Connoll Bridge, il Trinity College, St Patrick Cathedral, National Gallery of Ireland, il Castello di Dublino, O’Connoll Street, la Guinness Storehouse, l’infinità e diversità di pub e tanto, ma tanto altro ancora.

Dopo aver passeggiato continuamente per tre giorni a Dublino è arrivato il momento tanto atteso, macinare tanti altri kilometri in auto e andare alla scoperta di ogni angolo irlandese. Ci dirigiamo all’aeroporto per ritirare la VW Golf prenotata on-line, ma ci consegnano una Toyota Corolla Hybrid. Ero un po’ perplesso, non avevo mai provato finora una macchina ibrida, ma il caso volle che dopo i primissimi silenziosi metri fu subito amore. Una macchina ibrida non poteva che essere l’alleato migliore in questa avventura on the road in giro per l’Irlanda.

Toyota Corolla Hybrid

Pronti, partenza, viaaaaaaaa!!!

Ops, la guida è a sinistra e lo sterzo è sulla destra… per fortuna il cambio è automatico. Ma dopo appena una ventina di minuti di guida eccomi ormai aver preso il pieno controllo della situazione e inizio a godermi questi nuovi cambiamenti. Si scende verso sud e dopo circa 2h30min raggiungiamo Cobh, una piccola e graziosa città portuale.

COBH

Molto caratteristiche sono alcune casette colorate disposte su una strada molto ripida, la West View. Alle spalle di queste casette spunta la bella Cattedrale di St.Colman in stile neogotico. Altro luogo di interesse è la zona portuale, ben raccolta con dei negozietti molto carini e un piccolo parco dove vengono ricordati personaggi storici come il Presidente John F. Kennedy, Annie Moore una ragazzina quindicenne che salpò per l’America in cerca di fortuna con i suoi due fratellini e che fu la prima a raggiungere il centro d’accoglienza di Ellis Island. E una curiosità che non tutti conoscono di Cobh è che fu l’ultimo molo a cui attraccò il Titanic prima della terribile tragedia nelle gelide acque dell’Oceano Atlantico.

 

Finita la visita a Cobh è giunto il momento di trovare un camping dove poter vivere per la prima volta l’emozione di dormire all’aperto, in una tenda, all’interno di un sacco a pelo. In 15 minuti di auto raggiungiamo Jasmine Villa Caravan & Camping Park. Parcheggio l’auto sul prato e iniziamo a montare la tenda con molta cura, stando attenti a non saltare nessun passaggio per evitare di ritrovarci senza una protezione sulla testa durante la notte. Di fronte a noi ammiriamo una ragazza poco più che ventenne, viaggiatrice solitaria, con la sua piccola VW Polo blu strapiena di attrezzature per il camping, dalla tenda ai fornellini a gas, dal tavolino pieghevole alla sedia e da lì a poco arrivò a farle compagnia per la cena un signore di mezza età, un altro viaggiatore solitario, costui però in sella ad una bici e anch’egli ovviamente super attrezzato. In quel momento ho capito profondamente quanto sia bello viaggiare e dentro me cresceva fortemente quello spirito di avventura che ti porta a vedere cose un po’ fuori dal normale del vivere quotidiano, a vivere esperienze uniche, a conoscere quella sana follia di tante persone, giovani e meno giovani, che hanno come obiettivo quello di godersi la vita a proprio gusto e piacimento.

 

Missione riuscita, tenda montata e quindi un piccolo spuntino leggero prima di prepararci ad affrontare la notte. L’App Meteo mi informa che la temperatura scenderà fino a toccare i 4°C…

Panoramica del Jasmine Villa Caravan & Camping

 La prima dormita in tenda non verrà certa ricordata come una delle più comode e più calde; l’inesperienza da campeggio ci mise a dura prova ed è per questo che l’indomani subito ci mettemmo alla ricerca di soluzioni che rendessero i nostri futuri pernottamenti in tenda più confortevoli. Trovate le opportune soluzioni potemmo dedicarci alla visita della prossima città.

CORK

St.Finbarre’s Cathedral

Cork dista 30min di auto da Cobh. Città portuale anch’essa, bagnata dal fiume Lee, è stata nominata capitale europea della cultura del 2005 ed è la seconda città più popolosa della Repubblica d’Irlanda, dopo la capitale Dublino. A Cork abbiamo visitato la maestosa St.Finbarre’s Cathedral di rito cristiano anglicano.

Alfonso e Luisa

 

Poi ci siamo diretti all’English Market che, seppur molto più raffinato, mi ha ricordato per certi versi il grandissimo mercato La Boqueria di Barcellona sulla Rambla.

Ingresso English Market

 

Dopo qualche assaggio di prodotti tipici irlandesi ci dirigiamo verso il centro della città. Infine raggiungiamo la torre campanaria Shandon chiamata anche The four-faced liar (il bugiardo a quattro facce) in quanto su ognuna delle quattro facciate vi è un orologio che segna un orario diverso dagli altri tre.

KINSALE

A 25km da Cork si trova Kinsale, una piccola cittadina di appena 5mila abitanti. Non vi è tanto da dire o visitare qui se non per i caratteristici negozietti del centro dai colori molto vivi.

CLIFFS OF MOHER

È giunto il momento di lasciare un po’ le città e di immergerci nella natura più vera, direzione le Cliffs of Moher. Lasciamo la costa sud-est e da Kinsale saliamo leggermente verso nord-ovest tagliando in due l’Irlanda. Dopo 3 ore di viaggio eccoci arrivati alle famose scogliere. Tira un po’ di vento, quindi meglio organizzarci bene tempestivamente. Batterie dei cellulari cariche, action cam pronta all’uso e via a conoscere questa meraviglia naturalistica. Poco dopo il Visitor Center troviamo un tenero vecchietto che strimpella qualche nota dal suo piccolo flauto; poco più avanti una giovane ragazza con un delicato tocco alle corde della sua bella arpa ci regala un dolce e rilassante suono che sembra propagarsi per le scogliere con l’aiuto del vento che lì non smette mai di soffiare. Lunghe 8 km con un’altezza massima di 217 metri sull’Oceano Atlantico, sono una meta turistica molto famosa in tutto il mondo. Alcuni punti sono molto pericolosi in quanto molto sporgenti e a strapiombo. Bisogna prestare davvero molta attenzione perché un piccolo passo falso, dovuto alla curiosità di sbirciare qualche nido di gabbiani e falchi, può essere letale. Lungo il sentiero si possono notare diverse specie di bovini liberi al pascolo, che mangiano erba fresca e respirano aria pulita che sale dall’oceano. Dopo oltre 5 ore di cammino su e giù per le scogliere decidiamo di ritornare al parcheggio, recuperare un po’ di energie con uno spuntino veloce e pronti per nuove mete. Galway ci aspetta.

 GALWAY

Galway dista dalle Cliffs of Moher poco più di 1h e 30 minuti. Ciò di cui mi sto meravigliando è che starei ore ed ore a guidare qui in Irlanda, non mi pesa, non mi stanca. Anzi, percorrere centinaia di chilometri circondato da un panorama dalle infinite sfumature di verde, con castelli e angoli di oceano che sbucano dietro le curve, con soste momentanee per un saluto a qualche pecora scesa in strada, non fa altro che rigenerarmi. Poco prima di arrivare a Galway ci fermiamo al B&B Breanloughaun BriarHill. Ad attenderci un affettuosissimo cagnolone. Poco dopo ci raggiungono la signora Maria e sua figlia Shane. Ci mostrano subito casa, ci parlano della loro attività estiva qui al B&B e che finita la stagione estiva tornano a vivere a Belfast, e ci confessano che amano tanto la Costiera Amalfitana. Facciamo una bella doccia calda e decidiamo di raggiungere il centro di Galway. Consiglio vivamente questo B&B a chi decide di passare da queste parti; stanze accoglienti, bagni pulitissimi, colazione molto ricca e varia e non per ultimo la dolcezza e la simpatia delle padroni di casa.

Oscar Wilde ed Eduard Vilde

Arrivati nella piazza principale della citta, Eyre Square, decidiamo di raggiungere la zona del fiume e quindi ci incamminiamo verso William St dove ad un certo punto incontriamo due distinti signori intenti a chiacchierare su una panchina, Oscar Wilde ed Eduard Vilde. Non li disturbiamo, staranno parlando di cose molto importanti.

Continuiamo il nostro percorso e mentre percorriamo Shop St e High St veniamo immediatamente travolti dalla vivacità che emana questa allegra città.

Vi assicuro che si vivono esattamente le stesse ed identiche scene del videoclip Galway Girl di Ed Sheeran. È tutto uno scoppio di colori, di bandierine volanti che vanno zigzagando da una facciata all’altre delle suddette strade, infiniti pub e luoghi di ristoro, tantissimi artisti, musicisti e giocolieri che si esibiscono, moltissimi turisti curiosi fermi lì a fotografare e ad applaudire. C’è vita a Galway! Un’unica nota stonata… Giunti alla fine di Quay St un gabbiano, da un’altezza indefinita e con una precisione di un cecchino della S.W.A.T., mi lascia un ricordino sulla mia scarpa destra… BIANCA! Superato questo inconveniente ci dirigiamo verso il fiume Corrib passando sotto lo Spanish Arch, e passeggiando su The Long Walk ci godiamo la tranquillità del luogo, i cigni che si rinfrescano nel fiume, adulti che giocano con i loro piccoli e poco più avanti alcuni giovani seduti sul prato che cantano e suonano tenendosi compagnia con birra e whisky.

Alfonso e Luisa su High St

Il tempo scorre veloce a Galway, è giunto il momento di cenare. Ci resta solo un dubbio… Quale pub scegliere tra tutti quelli che offre la città? La scelta cadde sul McGettingan’s e vi assicuro che ne valse la pena per tutte le emozioni vissute quella sera. Come in ogni pub irlandese che si rispetti la musica tradizionale popolare deve essere rigorosamente dal vivo. A tener accesa la serata con una chitarra, un violino e un piccolo strumento a corde che sembrava un ibrido tra un mandolino e una mini chitarra, c’erano tre giovani ragazzi molto simpatici. L’apice del divertimento si raggiunse quando il violinista decise di fare un assolo di un paio di minuti sul bancone principale del locale dove venivano spillate Guinnes e Galway Hooker a fiumi. C’era un’atmosfera molto coinvolgente, giovani e meno giovani lì in pista che mostravano tutto il loro sapere sui corretti passi dei balletti tipici irlandesi. Il loro sconfinato amore per le loro amate tradizioni era uno spettacolo per i nostri occhi! Tutt’oggi ricordo sempre con un sorriso sarcastico quando alcuni amici ci dicevano e continuano a chiederci: “Ma perché andate sempre in vacanza nel Nord Europa, in questi Paesi così freddi, dove la gente è fredda….?” Forse un giorno cambieranno idea…

Le prossime due tappe sono: Downpatrick Head e la piccola cittadina di Keadue. Downpatrick Head è a circa 140km a nord di Galway, ma per raggiungere questo posto decido di allungare un po’ il percorso, circa 70 km in più, tanto come già detto non mi stanca, e scelgo la strada più a ovest passando per il Connemara e godendomi tutta la bellezza naturalistica di questi luoghi.

The Connemara Giant

Salutiamo con una fotoricordo il Gigante del Connemara e continuiamo il nostro viaggio. Dopo poco più di due ore arriviamo in questo posto sconfinato e nascosto, Downpatrick Head. Anche qui, come per le Cliffs of Moher, ciò che balza subito agli occhi sono tre cose: animali al pascolo, verde infinito e il suono delle onde dell’Oceano Atlantico che si infrangono sulle scogliere.

Ciò che caratterizza Downpatrick Head è un pezzo di costone di scogliera chiamato Dun Briste distaccatosi dalla parete e rimasto isolato tra le acque dell’Atlantico. Sono posti questi non molto affollati dai turisti, un po’ difficili da raggiungere, ma che forse proprio grazie a ciò preservano la loro spettacolarità e unicità. Ci rimettiamo in marcia per raggiungere Keadue che dista quasi due ore di auto. A Keadue facciamo tappa per un motivo ben preciso, per omaggiare Turlough O’Carolan (1670-1738), l’arpista più famoso di tutta l’Irlanda. Noi che siamo musicisti non potevamo non farlo.

Siamo quasi giunti alla fine di una giornata davvero molto suggestiva e tra stanchezza e fame ci dirigiamo verso il Battlebridge Caravan & Camping Park, a 5 minuti di auto, dove metteremo la nostra tenda per passare la notte in attesa di nuove avventure ancora da vivere.

Velocissimi!!!

Ci svegliamo di buon mattino, non si sente una mosca volare. Circondati dalla tranquillità ci accingiamo a rimettere accuratamente la tenda nel bagagliaio. Questo è stato senza ombra di dubbio il miglior camping di cui abbiamo usufruito: pub annesso al parco, diverse tipologie di scelta per il pernottamento (in tenda, in roulotte, in barca, in un pod), servizi igienici super puliti e attrezzatissimi, possibilità di pescare in quanto il camping è situato sulle sponde del fiume Shannon e soprattutto molto economico, solo 15€ a notte!!!

Ricevuta di pagamento

È giunto il momento di metterci in marcia, destinazione Derry.

DERRY/LONDONDERRY

Derry/Londonderry dista poco più di 2 ore da Keadue. Tristemente famosa per essere stata teatro di guerriglia urbana dalla fine degli anni ’60 alla fine degli anni ’90. La pagina più triste fu scritta il 30 Gennaio 1972 quando un gruppo di soldati britannici sparò su una folla di manifestanti nel quartiere Bogside uccidendo 14 persone, 13 morirono in quegli attimi, una morì dopo 4 mesi per le ferite riportate. Tale strage è ricordata con il nome Bloody Sunday. In questo quartiere è possibile vedere dei murales che raccontano i momenti di quella giornata infernale.

 

KINBANE CASTLE

Finita la visita alla città di Derry ci dirigiamo ancora più verso l’estremo nord per visitare l’indomani un piccolo castello in rovina su un promontorio che affaccia nelle acque dell’Oceano Atlantico, Kinbane Castle. Pernottiamo a Ballycastle in una struttura a poche centinaia di metri dal castello. Mentre montiamo la tenda abbiamo anche il piacere di scambiare due chiacchiere con una coppia di signori che ci consigliano un buon posto dove montare la tenda visto che eravamo in una zona molto alta e ventilata. Subito dopo aver montato la tenda andiamo alla ricerca di un pub; la fame iniziava a farsi sentire e ci preoccupava tanto il fatto che erano quasi le otto di sera. In Irlanda, specie nei piccoli paesi, difficilmente troverai un pub che dopo le 19 ti serva ancora da mangiare… potrai solo bere!!! Per fortuna nel centro di Ballycastle The Diamond Bistro, con un ottimo stufato di manzo cotto nella Guinness e ovviamente con la mia immancabile pinta nera, riuscì a rimuovere questa mia inquietudine. Il mattino seguente lasciammo la struttura, girammo a destra immettendoci su Whitepark Rd e dopo poco più di un kilometro ecco una piccolissima e strettissima stradina sulla sinistra, per di più molto ben asfaltata, che ci portò dritti verso il parcheggio di Kinbane Head dove poi da lì un sentiero in discesa in 5 minuti ci condusse al castello. Percorrendo queste piccole stradine di campagna, peraltro come già detto ben tenute e curate, mi da come l’impressione che in questo caso l’uomo abbia chiesto il permesso alla natura di costruire e mettere una striscia di asfalto dove prima c’erano erba e fiori e che questo permesso gli sia stato concesso ad una condizione: avere rispetto! Non è tanto la storia di questo castello che mi ha attirato a venir fin qui, bensì la sua posizione molto remota, sperduta, lontana dalla quotidianità, e mentre ammiravo ciò che mi circondava cercavo di immaginare quelle scene di vita reali ambientate nella prima metà del 1500 quando il castello era di proprietà dei MacDonnell. Mi incuriosiva tanto poter fare un salto nel passato e vivere quegli attimi, vivere ad esempio un giorno di tempesta per sentire le onde dell’oceano che si alzavano e sbattevano contro le mura del castello. Ero molto ispirato quel giorno, l’ambiente circostante aiutava tantissimo.

“Non ho mai avuto problemi a trovare l’ispirazione: l’Irlanda e la sua ricchezza culturale sono sempre a disposizione!”

Brendan Gleeson

BELFAST

E così dopo aver vagato per posti sconosciuti e meravigliosi mi tocca ritornare in città, stavolta il capolinea sarà la capitale dell’Irlanda del Nord, Belfast. Sarà qui che terminerà il mio viaggio on the road prima di raggiungere l’aeroporto di Dublino dove consegnerò a malincuore la mia amica di avventura hybrid. Ammetto che l’impatto con la città non è stato del tutto idilliaco, anzi… Trovarmi catapultato nel caos cittadino, macchine, camion e bus ovunque, semafori ad ogni incrocio, Maps che era lento nel darmi le indicazioni (forse si era abituato ai ritmi slow di campagna) è stato come correre bendato per poi finire la mia corsa contro un muro. Mi mancava la tranquillità dei giorni trascorsi, ma dovevo abituarmici ormai. Decidiamo di raggiungere il B&B e lasciare l’auto per dedicarci alla scoperta della città a piedi. Notiamo subito che come tante altre capitali europee Belfast è una citta universitaria, un grande centro industriale e commerciale. Proprio come Derry anche Belfast ha vissuti anni storici recenti molto bui dovuti alle guerriglie urbane durante i Troubles tra gli unionisti e nazionalisti. Ancor oggi ci sono i segni di quei conflitti, anche qui i murales raccontano quei tristi avvenimenti; esistono dei cancelli che vengono aperti e chiusi in orari stabiliti e che dividono i quartieri delle due fazioni opposte, anche se ormai quei tipi di scontri sono solo lontani ricordi. Il cuore pulsante della città è senz’altro la zona di Victoria Square con i vicinissimi punti di riferimento quali il bellissimo Belfast City Hall, Municipio della città, il St George’s Market e l’Europa Bus Centre che collega benissimo il centro della città con i due aeroporti, il Belfast City Airport (conosciuto anche con il nome George Best Belfast City Airport) e Belfast International Airport. Come già detto la mia avventura irlandese è quasi giunta al termine. A Belfast saluterò mia moglie che (beata lei…) rimarrà qui altre due settimane per prendere parte ad un corso di lingua inglese, una bellissima esperienza che spero un giorno di poter realizzare, mentre per me sento le sirene del lavoro che ormai mi chiamano, sigh! Ed eccomi allora rimettermi al volante pronto ad affrontare gli ultimi 160km irlandesi che mi separano dal mio rientro in Italia. Durante quest’ora e mezza di viaggio mi tengo compagnia con della buona musica Irish, Whisky in the jar dei The Dubliners, Galway Girl dei The Kilkennys, Drunken Sailer degli Irish Rovers, The fields of Athenry di Paddy Reilly, e non faccio altro che pensare minuziosamente a tutte le esperienze fatte e alle emozioni vissute, a tutte le volte che con poco madre terra Irlanda mi ha fatto sobbalzare il cuore e spalancare gli occhi rimanendo a bocca aperta. I miei occhi non potranno più dimenticare le svariate e infinite tonalità di verde, il mio naso non potrà più dimenticare il profumo dell’Oceano Atlantico, le mie orecchie non potranno più dimenticare il dolce suono dell’arpa e il risonare d’impeto delle onde che si infrangono sulle scogliere, la mia lingua non potrà più dimenticare i sapori della tipica cucina irlandese e il gusto dell’inconfondibile Guinness, le mie mani non potranno più dimenticare il calore che questa terra mi ha donato accompagnandomi dal primo all’ultimo giorno, dal primo all’ultimo metro. L’Irlanda è una terra che fa vibrare i sensi e con molta eleganza si è ritagliata uno spazio nel mio cuore.

La nostra magica avventura

Mister, grazie e buona fortuna!

 

 

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A distanza di qualche giorno dalla presentazione “cinematografica” in stile Hollywoodiana di Ancelotti pubblicai un post dove prevedevo un 5°/6° posto a fine campionato…

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Per alcuni ero un folle, per altri un pessimista; mi dicevano di stare tranquillo perché a Napoli arrivava Carlo Ancelotti, mica uno qualsiasi? Beh, la mia previsione non fu del tutto errata. Mi spiego: se guardiamo la classifica attuale, Dicembre 2019, il Napoli è addirittura sotto la mia previsione di allora, perché FINALMENTE ci sono anche altre squadre che partecipano al campionato di calcio italiano, vedi Inter, Atalanta, Lazio, Roma, Cagliari (la vera sorpresa!!!). A Luglio 2018, proprio come la famosa griglia di arrivo de “La Gazzetta dello Sport, pensavo che alcune di queste squadre, considerando il loro organico e il loro mercato, potevano fare di più, ma dati alla mano posso affermare che hanno semplicemente posticipato il loro compito. Ovviamente il campionato è ancora lungo e tutto può ancora succedere. In tanti diranno: <<Sì, ma lo scorso anno siamo arrivati secondi dietro la Juve>>. Analizziamo come ci siamo arrivati dietro quella Juve: Dicembre 2018 la classifica dice Juve prima con 50 punti, segue il Napoli a 41 e poi l’Inter a 36; quindi al giro di boa i bianconeri ci hanno rifilato già 9 punti di distacco (e a quella Juve così solida difficilmente recuperi 9 punti…), e chi mi conosce può confermare che già parlavo di “campionato chiuso”. A fine campionato 2018-2019 la classifica recita: Juve campione di Italia con 90 punti, Napoli secondo con 79 punti, a meno 11 dalla capolista e sorpresa storica dell’Atalanta con il 3° piazzamento a 69 punti. Attenzione però, ai più smemorati voglio ricordare che il dato più significativo da considerare non sono solo gli 11 punti di distacco a fine campionato che la Juve ci rifilò, bensì che la Juve blindò l’ennesimo scudetto con ben 5 giornate di anticipo, prendendosi il lusso di fare solo 3 punti su 15 a disposizione. Un’altra cosa molto importante che vorrei ricordare a chi ha qualche vuoto di memoria è che in quella stagione calcistica non siamo riusciti nemmeno a consolarci con la Coppa Italia (coppetta…); cavolo, eppure sulla panchina avevamo niente poco di meno che Carlo Ancelotti, il Re di Coppe, mica Mons. Giuseppe Gianotto dei campi parrocchiali di Pramaggiore?!? E dai…

CALCIOMERCATO 2019

Veniamo ai fatti più recenti, 23 Agosto 2019, mister Ancelotti esce allo scoperto affermando che il mercato estivo del Napoli è da 10 in pagella. Si è assunto una gran bella responsabilità. Ok mister, se lo dice lei siamo fiduciosi, nonostante non siano arrivati rinforzi quali James Rodriguez, Icardi, Pepé, Ilicic, Veretout, un ottimo terzino sinistro e un ottimo centrocampista. Non a caso reparti dove il Napoli quest’anno sta soffrendo non poco. Dopo 17 mesi di gestione Ancelotti nessun tifoso, nessun giornalista, nessun indovino riuscirebbe ad azzardare la formazione ufficiale in un pre-partita; e in quest’inizio di campionato abbiamo assistito ad un’en plein, 15 giornate di campionato e 15 formazioni di partenza diverse. Diciamo che le idee sono molto chiare… Qualche malpensante come me potrebbe azzardare che questi continui cambi di formazione, come lo scorso anno, siano state fatte per valorizzare la rosa. Peggio che andar di notte. Hysaj, Ghoulam, Mario Rui, Malcuit e Tonelli forse  non li prenderebbero nemmeno i miei amici di calcetto del giovedì a meno che non debbano per cause di forza maggiore completare le squadre; Hysaj a giugno 2018 valeva circa 40mln; Koulibaly, Allan, Zielinski, Callejon, Insigne e Mertens non hanno più quella quotazione alta che avevano un anno e mezzo fa; Fabian Ruiz irriconoscibile. Prima dell’arrivo di Ancelotti il Napoli era una squadra che imponeva il proprio gioco sempre e ovunque, regalava spettacolo, dettava legge, divertiva, ma soprattutto EMOZIONAVA! Anche se perdeva. Ancelotti doveva portare quel qualcosa in più che ci si può aspettare da un allenatore del suo calibro e del suo spessore tattico, quel qualcosa in più che un semplice Sarri, un uomo rude, tutto tuta e mozzicone di sigaretta, poteva non avere. Io personalmente invece ho visto qualcosa svanire, perdersi per strada, quel qualcosa che io chiamo “serenità di gruppo”, da cui viene fuori impegno, lavoro, sacrificio. Comunque vadano le cose con l’arrivo di Gattuso di certo non sentirò la mancanza di Ancelotti; non mi mancherà sicuramente l’aver preso tre sonore sberle dalla Samp quel 2 Settembre 2018 (che magia di Quagliarella!!!) con una prestazione molto imbarazzante e lo stakanovista Callejon relegato in panchina per tutto il match; non mi mancherà la magra figura fatta ad Empoli il 3 Aprile 2019 con il 2 a 1 per i toscani (gol decisivo di Di Lorenzo) e poteva finire peggio; non mi mancherà il 1° tempo a Bologna del 25 Maggio del 2019; non mi mancherà la prestazione di Firenze del 24 Agosto 2019 nonostante la vittoria 4 a 3; non mi mancherà l’altrettanto disastroso 1° tempo all’Allianz Stadium contro la Juve del 31 Agosto 2019; non mi mancherà la passeggiata e la visita in Belgio contro il Genk del 2 Ottobre 2019;  non mi mancherà l’anonima performance contro il Torino del 6 Ottobre 2019; non mi mancherà la sconcertante gara interna con il Verona dove grazie ad un Super Meret abbiamo evitato una figuraccia; non mi mancherà la scabrosa gara al San Paolo contro il Genoa del 9 Novembre 2019; non mi mancherà il timido rendimento del 1 Dicembre contro il Bologna; non mi mancherà l’imbarazzante 1° tempo alla Dacia Arena contro l’Udinese  dello scorso 7 Dicembre… spero di dimenticare qualche altra spiacevole prestazione così da vergognarmi di meno. Non mi mancherà indovinare la formazione che dovrà scendere in campo e vedere puntualmente di non averci azzeccato; non mi mancherà sapere che sulla panchina siede un allenatore Top da 5mln a stagione e ritrovarmi a Dicembre 2019 a 17 punti dalla vetta della classifica; non mi mancherà vedere un uomo in panchina col sopracciglio inarcato che passa più tempo a cercare di tirar fuori l’ultima goccia di sapore da un chewing gum invece di cercare di tirare fuori un pizzico di orgoglio dai……. ma sì diciamola tutta, di cercare di tirare fuori le palle dai suoi uomini in campo; non mi mancherà quella figura professionale della caratura di Ancelotti che ai microfoni si schiera apertamente contro una decisione presa dal proprio Presidente per poi assecondarlo e farsi addirittura promotore in prima persona della stessa decisione a distanza di qualche giorno; non mi mancherà tutta questa confusione targata Carlo Ancelotti. Certo, ci sono partite come quella contro il PSG e il Liverpool che difficilmente scorderai, ma mettere su due piatti di una bilancia i pochi esaltanti momenti calcistici dell’era Ancelotti in confronto a tantissime situazioni sportive e umane molto imbarazzanti non migliora il mio personale giudizio della guida del Napoli nelle mani del tecnico italiano più vincente di trofei intercontinentali UEFA. Senza Ancelotti faremo peggio? Questo non lo so e non me lo auguro per il bene del Napoli, e allo stesso tempo auguro al mister Ancelotti, per la serietà dimostrata verso la Società Sportiva Calcio Napoli e ai tifosi azzurri, altre nuove ed emozionanti avventure calcistiche più vincenti di quelle avute all’ombra del Vesuvio.  FORZA NAPOLI!

Olandesi, Maestri nella gestione delle acque.

“EEN VOLK DAT LEEFT BOUWT AAN ZIJN TOEKOMST Cornelis Lely 

(La gente che vive costruisce il suo futuro)                       

Esondazioni, tempeste, annegamenti, distruzione, la furia dell’acqua non lascia scampo. Diverse sono state le tragedie che i Paesi Bassi hanno dovuto subire a causa di questi agenti atmosferici. Ricordiamo alcune alluvioni come quella del 14 Dicembre 1287 che causò la morte di oltre 50mila persone; quella del 5 Novembre 1530 che di morti ne causò circa 100mila. Caratteristica unica al mondo che caratterizza i Paesi Bassi è che circa il 20% della superficie è al di sotto del livello medio del mare. L’ultima tragica catastrofe è quella che colpì le coste sud-occidentali dei Paesi Bassi nel 1953. La Zelanda risultò essere la provincia più colpita. Tra la notte del 31 Gennaio e il 1° Febbraio un mix di alta marea e vento forte da Nord-Ovest diede vita ad una tempesta che si abbatté sulle coste olandesi portando alla rottura di ben 89 dighe e causando la morte di 1836 persone, oltre 200.000 capi di bestiame (ovini, suini, cavalli e polli).

Immagine aerea dell’inondazione del 1953

Ma facciamo un piccolo passo indietro. Tra il 13 e il 14 gennaio del 1916 i Paesi Bassi subirono una delle tante inondazione distruttive come quelle subite nel corso dei secoli. Fu proprio questa calamità naturale che influenzò seriamente il Governo olandese a decidere sull’avvio dei lavori dello Zuiderzee (Mare del Sud). Questi lavori prevedevano lo sbarramento di questa grande e poco profonda insenatura del Mare del Nord, con conseguente miglioramento delle protezioni dalle inondazioni, nonché la bonifica dei terreni prosciugati al fine di renderli agricoli. Principale promotore di questi lavori fu l’ingegnere Cornelis Lely (Amsterdam, 23 settembre 1854 – L’Aia, 22 gennaio 1929).

Ritratto di Cornelis Lely

Ministro dei trasporti e della gestione delle acque dei Paesi Bassi per ben 3 mandati, 1891-1894, 1897-1901, 1913-1918, fu considerato un ingegnere e un politico “capace”. Diversi furono i progetti per il recupero del Golfo dello Zuiderzee, ma nel lontano 1891 l’ingegnere Cornelis Lely fu il primo a presentare tecnicamente un piano che tenesse in considerazione diversi importanti fattori quali l’impatto economico, i vantaggi e gli svantaggi, il costo del progetto stesso e i rischi. Questo progetto, Zuiderzeewerken, prevedeva un sistema artificiale di dighe, drenaggi di acqua con relative bonifiche dei terreni recuperati. Fu il più grande progetto di ingegneria idraulica che i Paesi Bassi intrapresero durante il XX secolo.

Il 13 Giugno 1918 il Parlamento dei Paesi Bassi decise di approvare l’avvio dei lavori dello Zuiderzee. Il cuore pulsante del progetto di Lely fu senz’altro la costruzione della Diga Afsluitdijk a poco più di 100 Km a nord di Amsterdam, terminata nel 1932 dopo soli 5 anni dalla sua costruzione.

Diga Afsluitdijk
Area di sosta lungo la diga Afsluitdijk

Questo capolavoro ingegneristico lungo 32Km, largo 90m e con un’altezza di 7,5m s.l.m. collega la provincia dell’Olanda Settentrionale con la provincia dellla Frisia. Essa è usata come collegamento autostradale ed è previsto il raddoppio delle corsie e una linea ferroviaria. A metà diga vi è un’area parcheggio con punto di ristoro. Una sopraelevata permette ai pedoni di attraversare l’autostrada e osservare il panorama.

Monumento dedicato a Cornelis Lely lungo la Diga Afsluitdijk

Per evitare catastrofi come quelle del 1953 di cui prima ho accennato, gli olandesi si sono dati molto da fare e hanno ideato il cosiddetto Piano Delta. Questo comprende un insieme di 13 strutture, il sistema di barriere antitempesta più grande del mondo. Il capolavoro di Alta Ingegneria Olandese più complesso è senz’altro la diga di sbarramento antitempesta Oosterscheldekering, considerata dall’American Society of Civil Engineers una delle sette meraviglie del mondo.

Diga Oosterscheldekering

Quest’ultima fu ideata nel 1976 per essere terminata 10 anni dopo. Il video che segue ci aiuterà a comprendere e ad apprezzare meglio il lavoro, l’ingegno e la serietà degli olandesi in tema di acque.

Grazie a queste colossali invenzioni possiamo affermare che gli Olandesi hanno sotto controllo l’immensa forza distruttrice dell’acqua e un grazie va a quell’uomo lungimirante che porta il nome di Cornelis Lely, il papà dell’ingegneria idraulica moderna olandese.

Ospedale di Nocera Inferiore, il “lusso” dello spreco alimentare.

Che la Sanità campana fosse in ginocchio ormai è ben noto a tutti. Trovo vergognoso e meschino che oggi, nonostante questa triste realtà, ci siano persone che sminuiscano questa problematica, quelle stesse persone che nei giorni scorsi hanno affermato che a breve la Sanità Campana sarà tra le prime tre in Italia per poi andare ancora oltre. Ora non voglio scendere nel dibattito politico, ma credo che l’eccellenza di una Sanità vada vista sotto tantissimi aspetti, dalla bravura dei Dottori ai macchinari di ultima generazione, da un affidabile sistema organizzativo fino alla riparazione a regola d’arte di un’opera muraria e quant’altro.

Porta di ingresso Sala Radiologia – P.O. Umberto I

Chiusura di una porta al Reparto Malattie Infettive – P.O. Umberto I

In generale, per guadagnarci l’appellativo “ECCELLENZA” la Sanità Campana ha ancora un lungo e faticoso cammino da affrontare, e di questo passo se non si cambia totalmente visione ci vorranno tanti decenni prima di diventare un modello da seguire. Impossibile dimenticare le immagini di quella povera donna sommersa dalle formiche all’Ospedale San Giovanni Bosco; storie ormai “normali” di pazienti costretti a passare le notti su una barella nei corridoi del Pronto Soccorso; mancanza di barelle con conseguente accettazione di soli Codici Rossi; strutture ospedaliere con personale sottodimensionato dove il buon senso e il gran cuore di alcune Guardie Giurate si prestano a situazioni che non gli competono. Questo è quello che ho avuto modo di vedere in circa 10 giorni di piccole visite presso il Presidio Ospedaliero Umberto I di Nocera Inferiore. Voglio però sottolineare la bravura, la cortesia, la gentilezza e la grande mole di lavoro di tutti gli operanti in questo settore. Detto questo però una delle scene che più mi ha scosso è stata quella di vedere confezioni di cibo integre, pasti caldi, gettati nei bidoni per la raccolta dei rifiuti. Le scene sono state riprese il 17 Gennaio 2019, data ben visibile sulle confezioni dei pasti. Ora mi chiedo, possibile mai che soldi pubblici vengano lasciati giacere sul fondo di un bidone dell’immondizia per poi andare dritti in discarica? Forse non dovrei meravigliarmi di questo se poi vi sono sprechi di soldi pubblici ancor più gravi, ma prenderci addirittura il “lusso” dello spreco alimentare, di beni di prima necessità, è alquanto vergognoso e disumano. Non oso immaginare a quanto potrebbe ammontare questo spreco se la stessa ed identica scena venisse ripetuta anche negli altri ospedali della Campania e di Italia. Quelle confezioni integre potrebbero essere usate in modo diverso; potrebbero essere donate a parrocchie o ad associazioni No Profit che operano sul territorio e che vivono quotidianamente le difficoltà economiche di tante famiglie che riescono con enorme difficoltà a mettere a tavola un piatto caldo. La dignità umana viene ormai calpestata sotto ogni punto di vista. Faccio fatica a credere che qualcosa possa cambiare.

Alfonso Ferrentino

Il mondo che vorrei…

No al razzismo. Siete davvero sicuri di volerlo?

E così oggi ci raduniamo al San Paolo con la maschera del gigante buono Koulibaly e chiediamo a gran voce, con una bella quanto emozionante scenografia, che si dica BASTA al “razzismo“.

Bene, lodevole iniziativa se solo venisse concepita e avesse un seguito appena si è fuori dai cancelli del San Paolo. Finché non cancellerete definitivamente dai vostri modi di fare e pensare ogni atto, anche quello più stupido, riconducibile ad una vostra superiorità generica nei confronti del più debole e sfortunato allora non potrete mai ergervi a paladini della giustizia e dell’uguaglianza sociale. Finché chiuderete il finestrino della vostra auto in faccia al ragazzo nero fermo al semaforo intento a vendervi dei fazzoletti di carta, senza nemmeno degnarlo di uno sguardo, di un sorriso, di una parola, di un semplice “No, grazie”; finché la vostra mente elaborerà pensieri volgari vedendo passeggiare mano nella mano una donna bianca con un uomo nero; finché non abolirete dal vostro linguaggio quei modi comuni di offendere una persona nera; finché sugli spalti vi associerete a cori stupidi di persone stupide, beh allora quella maschera che stasera indosserete non sarà una delle armi che sconfiggerà il razzismo, ma sarà solo un diversivo per ripararvi dalla più disonesta intellettualità e dall’ipocrisia radicata nel vostro animo.

Da fratello a fratello
dal mio cuore al tuo cuore
se la pelle e’ diversa
non facciamo l’errore
di non darci una mano
e lasciare che accada
di guardarci con odio
di evitarci per strada
bianco e nero e’ piu’ bello
da fratello a fratello

“Franco Fasano”